La mappa della blogsfera pubblicata nel paginone centrale di Nòva24, il supplemento del Sole 24ore ha suscitato molte discussioni e polemiche. Chi accusa, per l’ennesima volta, i blog di essere autoreferenziali, chi dice che la mappa non è rappresentativa della blogsfera, chi si interroga sui metodi usati.
Il vostro beneameato Zuck, dopo un periodo di riflessione, a certificare che quello che scrive sia sensato, ha apprezzato molto il lavoro fatto da Ludo e da tutti i suoi collaboratori. Anche perché le tematica della forma delle reti è un tema che lo appassiona, come chi ha seguito il suo speech su Kevin Bacon e l’autoreferenzialità dei blog ad Inedita 2006.
Detto questo, potrei suggerire un paio di osservazioni:
- Il web non è una rete relazionale bidirezionale. Se io linko te, non vuol dire che tu linki me. Anche i blog sono così. Questo fatto, nella mappa, non è stato abbastanza messo in evidenza. Il colorare diversamente i link entranti e quelli uscenti, secondo me, non dà sufficiente risalto. Mi pare più efficace rappresentare il tutto con frecce entranti e uscenti dai nodi della rete.
In questo modo, ad esempio, il sito di Beppe Grillo sarebbe risultato come un buco nero, dove tutto va a finire e niente viene espulso, mentre Pandemia sarebbe venuto fuori come una supernova (per continuare il paragone astronomico) che prende e ridà luce. Mentre Il lamento di Zuck, un sito a caso, una fievole fiammella che non prende da nessuno.
- Molte voci si sono interrogate sulla scientificità dello studio. Innanzitutto mettersi d’accordo su cosa intendiamo. Il metodo scientifico si basa sull’osservazione dei fenomeni, sul tentativo di spiegarli con ipotesi, sul definire conseguenze verificabili basate su queste ipotesi e sulla conferma o negazione delle ipotesi sulla base delle verifiche sperimentali effettuate. Lo studio di BlogBabel è prettamente scientifico: osserva un fenomeno che esiste e ne definisce i limiti chiaramente.
Anzi, fa di più, con una chiarezza che fa onore, parte dalla definizione di blog (certo, una definizione opinabile) per determinare ciò che è in scope e ciò che è out of scope, escludendo quei siti che si servono delle stesse piattaforme, ma svolgono una funzione diversa dai blog (ad esempio, i siti di template), e mettendo energie preziose in un comitato di approvazione e esclusione dei blog.
In poche parole, abbiamo a disposizione dei dati raccolti con precisione, messi lì per tutti noi. Buttiamoci nell’analisi e nella formulazione di ipotesi su questo fenomeno. Perché i blog sono disposti in quella data maniera? Se togliamo dalla mappa un blog importante, che ha tanti link, quanti altri blog spariscono insieme a lui? Se cambio homepage ad un blog, cosa succede? Beh quello lo so già , passa dal posto 400 al 2300…
In poche parole, abbiamo dei dati, usiamoli! Non stiamo a discutere sul campione statistico, ne abbiamo per caso uno migliore? A me pare di no.
- Sull’autoreferenzialità bisognerebbe aprire un lungo discorso su quanto sia realmente negativa l’autoreferenzialità , su quanto siano autoreferenziali i blog rispetto al resto del web e degli altri media. Secondo il mio modesto parere, l’autoreferenzialità non è un male a prescindere. Anzi, certe cose sono interessanti proprio perché autoreferenziali, tipo il processo di Biscardi (eh eh eh). Ci sono grosse parti del web e dei blog che sono autoreferenziali in modo poco interessante, come ci sono sui giornali e alla televisione. Il segreto sta nell’essere autoreferenziali, sì, ma avendo coscienza che il mondo continua a girare, là fuori.
*Per chi non fosse ligure, l’espressione citto sta per centesimo. E data da prima della conversione all’euro. Si riferisce ai centesimi di lira. Rimasta nel gergo comune soprattutto per merito dei tossici che si avvicinano a te dicendo: – “ce l’hai due citti?” nella speranza di raggranellare qualche spicciolo.